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SINDROME DEGLI ADDUTTORI

Muscoli che provocano l’avvicinamento di un arto o di parte di esso all’asse mediano del corpo, con funzione quindi antagonista a quella dei muscoli abduttori…

Cos’è

Muscoli che provocano l’avvicinamento di un arto o di parte di esso all’asse mediano del corpo, con funzione quindi antagonista a quella dei muscoli abduttori, che determinano l’allontanamento degli arti stessi. Negli arti inferiori la coscia ha tre adduttori (lungo, breve e grande); la loro contrazione avvicina le cosce una all’altra. Uno stiramento o un sovraccarico funzionale determina una lesione o una infiammazione di questo gruppo muscolare, che spesso si sovrappone o sfocia in una pubalgia.

Trattamenti indicati

Ginnastica Medica (Stretching), Massoterapia, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Laserterapia, Mesoterapia, Agopuntura.

PUBALGIA

Dolore dovuto a un’infiammazione a carico dei tendini adduttori del muscolo gracile della coscia nella zona d’inserzione nel pube…

Cos’è

Dolore dovuto a un’infiammazione a carico dei tendini adduttori del muscolo gracile della coscia nella zona d’inserzione nel pube, accompagnato da osteonecrosi del margine inferiore della sinfisi pubica. Si manifesta prevalentemente in coloro che praticano un’attività sportiva (soprattutto i calciatori), nel momento in cui sono chiamati in gioco gli adduttori della coscia. A riposo, risulta dolente, alla pressione, il muscolo gracile. La pubalgia può, talvolta, manifestarsi in gravidanza per la lassità della sinfisi pubica dovuta alle mutate condizioni ormonali e al carico del piccolo bacino.

Trattamenti indicati

Ginnastica Medica (Stretching), Massoterapia, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Laserterapia, Mesoterapia, Agopuntura.

BORSITE, PERIARTRITE, ARTROSINOVITE COXO-FEMORALE

La borsite consiste in una infiammazione, di origine sconosciuta, della borsa sierosa di un’articolazione.

Cos’è

La borsite consiste in una infiammazione, di origine sconosciuta, della borsa sierosa di un’articolazione. Le localizzazioni più frequenti sono la spalla, il gomito, l’anca e il ginocchio. Si manifesta con gonfiore, dolore, arrossamento e riduzione della motilità.

Trattamenti indicati

Riposo, Farmaci analgesici, Fisioterapia: Tecarterapia, Ultrasuoni, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Terapia infiltrativa.

COXOARTROSI

Degenerazione artrosica dell’articolazione dell’anca.

Cos’è

Degenerazione artrosica dell’articolazione dell’anca. È tipica dell’età avanzata e si presenta con limitazione funzionale dei movimenti di rotazione e abduzione della coscia. Alla radiografia del bacino si ritrovano spesso irregolarità con sclerosi della superficie della testa del femore e dell’acetabolo.

Trattamenti indicati

Farmacologico, Chirurgico protesico, Terapia infiltrativa, Ginnastica Medica, Tecarterapia, Ultrasuoni, Magnetoterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Agopuntura, Ozonoterapia.

PROTESI DELL'ANCA

Gli interventi di sostituzione protesica dell’anca possono essere classificati in tre tipologie: la sostituzione totale o artroprotesi, femorale e acetabolare…

Cos’è

Gli interventi di sostituzione protesica dell’anca possono essere classificati in tre tipologie: la sostituzione totale o artroprotesi, che prevede di intervenire su entrambe le componenti articolari, femorale e acetabolare; la sostituzione parziale, comunemente indicata con il termine endoprotesi, riservata al trattamento delle fratture mediali del collo del femore, che permette di preservare l’acetabolo; la revisione, o riprotesizzazione, che prevede la sostituzione di un dispositivo precedentemente impiantato. Gli scopi di una protesizzazione di anca sono quelli di ottenere una “nuova anca” stabile, non dolente, con una buona articolarità che possa permettere al paziente di svolgere le proprie attività quotidiane senza particolari problemi; inoltre deve durare nel tempo e non determinare fenomeni di intolleranza. Negli ultimi anni la chirurgia protesica dell’anca si è evoluta e le indicazioni si sono ampliate, l’età media dei pazienti da sottoporre all’intervento si è ridotta, le aspettative di vita notevolmente incrementate. L’intervento di protesi d’anca permette il recupero di una buona qualità di vita, con una sopravvivenza degli impianti che supera il 90% a 10 anni e permette di risolvere o alleviare sensibilmente la sintomatologia dolorosa e migliorare le capacità fisiche e le prestazioni motorie del paziente.

Trattamenti indicati

Rieducazione funzionale, Ginnastica Medica, Rieducazione Propriocettiva.

BORSITE E ARTROSINOVITE DEL GINOCCHIO

La borsite consiste in una infiammazione, di origine sconosciuta, della borsa sierosa di un’articolazione.

Cos’è

La borsite consiste in una infiammazione, di origine sconosciuta, della borsa sierosa di un’articolazione. Le localizzazioni più frequenti sono la spalla, il gomito, l’anca e il ginocchio. Si manifesta con gonfiore, dolore, arrossamento e riduzione della motilità.

Trattamenti indicati

Riposo, Farmaci analgesici, Fisioterapia: Tecarterapia, Ultrasuoni,Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Terapia infiltrativa.

GONARTROSI

Artrosi che interessa l’articolazione del ginocchio.

Cos’è

Artrosi che interessa l’articolazione del ginocchio. Può interessare prevalentemente il compartimento interno, quello esterno, l’articolazione femoro-rotulea o l’articolazione in toto. Le deviazioni in varo, in valgo e le alterazioni dell’asse femoro-rotuleo sono le cause più frequenti di artrosi secondaria. Il dolore è riferito alle rime articolari, si esacerba con la stazione eretta, la deambulazione, la salita e la discesa delle scale e all’inizio di ogni movimento dopo il riposo. Sono frequenti gli episodi di versamento articolare. Oltre all’ipotrofia del muscolo quadricipite, si può evidenziare una progressiva limitazione dell’escursione articolare.

Trattamenti indicati

Terapia farmacologica (terapia sintomatica e di fondo), Rieducazione funzionale, Ginnastica medica, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Ionoforesi, Magnetoterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Agopuntura, Terapia infiltrativa, Eventuale soluzione chirurgica (osteotomia, artroscopia, trapianti cartilaginei, protesi).

PROTESI DEL GINOCCHIO

La protesi di ginocchio è un’articolazione artificiale che sostituisce quella naturale con l’intento di preservare (o ripristinare) la funzione articolare e di risolvere il dolore.

Cos’è

La protesi di ginocchio è un’articolazione artificiale che sostituisce quella naturale con l’intento di preservare (o ripristinare) la funzione articolare e di risolvere il dolore. Il motivo più frequente per cui un paziente viene sottoposto a protesizzazione del ginocchio è una gonartrosi severa, non più controllabile con le terapie fisiche e con i farmaci antinfiammatori. Più raramente le articolazioni candidate sono affette da malattie infiammatorie (es. artrite reumatoide) o da necrosi ossee (es. necrosi asettica di un condilo femorale). La protesi è un impianto costituito da componenti metalliche e plastiche, che vengono fissate alle superfici ossee più spesso con l’interposizione di speciale cemento acrilico. Se tutto il ginocchio è interessato dal processo degenerativo, la soluzione più sicura è la protesi totale. In casi selezionati, in cui la patologia è limitata ad uno specifico compartimento (in genere quello mediale), l’adozione di una mini-protesi (o protesi mono-compartimentale) appare essere la soluzione più vantaggiosa, perché consente l’impiego di un approccio chirurgico limitato e il risparmio di importanti strutture anatomiche.

Trattamenti indicati

Rieducazione funzionale, Ginnastica Medica, Tecarterapia, Elettrostimolazione, Rieducazione Propriocettiva.

DISTORSIONE DEL GINOCCHIO

Una distorsione articolare consiste in una lesione della capsula e dei legamenti di un’articolazione, provocata da un trauma indiretto…

Cos’è

Una distorsione articolare consiste in una lesione della capsula e dei legamenti di un’articolazione, provocata da un trauma indiretto, cioè che non agisce direttamente sulle strutture lese, ma impone all’articolazione un movimento esagerato e anomalo. Frequentissima nell’età adulta, si manifesta con dolore e gonfiore dell’articolazione. Nei casi gravi, in cui i legamenti siano stati strappati dal punto d’inserzione, l’articolazione presenta movimenti e atteggiamenti anormali. Le distorsioni lievi guariscono, di solito, senza complicazioni. Le forme gravi, specie se non trattate in modo tempestivo e adeguato, possono predisporre a futuri cedimenti, a ulteriori distorsioni o alla comparsa di artrosi.

Trattamenti indicati

Eventuale Gesso o Tutore; Rieducazione funzionale, Rieducazione Propriocettiva, Tecarterapia, Crioterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Terapia infiltrativa. Bendaggio funzionale

LESIONE DEI MENISCHI

Il ginocchio possiede due menischi: il menisco interno o mediale, il menisco esterno o laterale…

Cos’è

Il ginocchio possiede due menischi: il menisco interno o mediale, il menisco esterno o laterale. I menischi hanno funzioni di stabilizzatori e di ammortizzatori del ginocchio. In caso di una lesione di uno dei menischi si possono attuare due tipi di interventi: meniscectomia o sutura meniscale. La meniscectomia selettiva consiste nell’asportazione parziale della porzione di menisco lesionata. La sutura meniscale viene riservata ai casi nei quali esiste un distacco molto periferico del menisco e consiste nel “riattaccare” il menisco stesso con una sutura o con speciali “clip” bioriassorbibili. Ambedue gli interventi vengono effettuati in artroscopia, cioè con l’ausilio di una particolare lente (artroscopio) su cui si innesta un cavo a fibre ottiche ed una telecamera che ci permette la visualizzazione su di un monitor. I sintomi di una lesione meniscale sono il dolore, la tumefazione del ginocchio ed eventuali episodi di blocco articolare. La diagnosi di lesione meniscale si fa già dopo un’accurata visita medica, ma la conferma si ha con la Risonanza Magnetica o con l’Artroscopia diagnostica, metodica più accurata ma invasiva.

Trattamenti indicati

Intervento chirurgico; Rieducazione funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni, Ionoforesi, Laserterapia, Mesoterapia, Terapia infiltrativa.

LESIONE DEI LEGAMENTI CROCIATI

I legamenti crociati, inseriti tra il femore e la tibia, sono i principali responsabili della stabilità del ginocchio…

Cos’è

I legamenti crociati, inseriti tra il femore e la tibia, sono i principali responsabili della stabilità del ginocchio poiché impediscono lo spostamento anteriore o posteriore della tibia rispetto al femore e anche limitano i movimenti torsionali e laterali. I crociati si rompono essenzialmente per traumi di tipo distorsivo. Il legamento crociato anteriore è più esposto al rischio di lesione. Trattandosi di un tipico infortunio sportivo (calcio e sci soprattutto), i soggetti più a rischio sono giovani e adulti attivi. I primi segni e sintomi sono il versamento di sangue intra-articolare (emartro), il dolore e l’impotenza funzionale. Risolta la sintomatologia acuta in 2-3 settimane, se non vi sono lesioni associate, il paziente recupera buona parte della funzione articolare, ma residua sempre una sensazione di instabilità che impedisce la pratica sportiva. La diagnosi di lesione dei legamenti crociati è prima di tutto clinica, con successiva conferma tramite la Risonanza Magnetica. Il legamento crociato posteriore, che è ben vascolarizzato, può cicatrizzare, purché non venga sollecitato per alcune settimane. Non può guarire, invece, il legamento crociato anteriore, perchè la sua vascolarizzazione è insufficiente a sostenere i processi riparativi. Una volta rotto, degenera irreversibilmente. Dal momento che il crociato posteriore può guarire spontaneamente, è importante che il trattamento d’urgenza del ginocchio traumatizzato sia idoneo: un’immobilizzazione in estensione per 5-6 settimane è necessaria a ottenere la cicatrizzazione del legamento (che in estensione è deteso). Successivamente si inizierà un programma riabilitativo per il recupero dell’articolarità. Il crociato anteriore, non avendo possibilità di guarigione, non richiede provvedimenti specifici in urgenza: è sufficiente immobilizzare il ginocchio per alcuni giorni, fino alla diminuzione del versamento e del dolore, quindi è possibile riprendere gradualmente una vita normale. Un programma riabilitativo finalizzato al potenziamento del quadricipite è fondamentale per restituire stabilità al ginocchio, compensando in parte la funzione del legamento lesionato. L’intervento chirurgico consiste di solito nell’artroscopia con sostituzione del legamento danneggiato con un innesto tendineo (prelevato in genere dallo stesso ginocchio, in particolare dal tendine rotuleo o dalla zampa d’oca).

Trattamenti indicati

Trattamento chirurgico, Rieducazione funzionale, Elettrostimolazione, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Crioterapia, Laserterapia, Rieducazione Propriocettiva.

CONDROPATIA ROTULEA

La condropatia è una patologia del tessuto cartilagineo attorno all’osso.

Cos’è

La condropatia è una patologia del tessuto cartilagineo attorno all’osso. La condropatia rotulea (chiamata anche ginocchio del corridore) è una tipica patologia da sovraccarico, comune a molti sportivi. La patologia può essere priva di sintomi anche se generalmente compare un dolore intorno alla rotula, sia a riposo sia sotto sforzo (per esempio salendo o scendendo le scale) e alla pressione. Le cure variano al variare della gravità della patologia, ma in genere prevedono il riposo (anche assoluto nei casi più gravi), crioterapia (tramite azoto liquido) e fisioterapia. Utile è il potenziamento muscolare in quanto il movimento della rotula (che in condizioni normali scorre sul femore senza toccarlo) dipende dal quadricipite. Qualora sia indispensabile, si interviene chirurgicamente per correggere meccanicamente la rotula.

Trattamenti indicati

Rieducazione funzionale, Tecarterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Magnetoterapia, Crioterapia, Terapia infiltrativa.

TENDINITE ROTULEA

La tendinite (o tendinopatia) rotulea è una patologia infiammatoria e degenerativa…

Cos’è

Il tendine rotuleo è il robusto tendine terminale del maggior muscolo della coscia, il quadricipite, teso tra la rotula e l’apofisi tibiale anteriore. La tendinite (o tendinopatia) rotulea è una patologia infiammatoria e degenerativa, in cui prevalgono le alterazioni degenerative, cioè microrotture nel contesto del tendine, soprattutto in prossimità della sua origine dalla rotula. Le tendiniti rotulee sono perlopiù appannaggio dei giovani sportivi (basket, volley), dovute a sovraccarico funzionale. La tendinite rotulea si manifesta innanzitutto con dolore, dapprima solo durante l’allenamento, poi con il tempo può cronicizzare, esacerbandosi ogniqualvolta il paziente salti o si pieghi sulle ginocchia (squat). La diagnosi di tendinite è esclusivamente clinica. A conferma di un preciso sospetto clinico, lo specialista può richiedere un’ecografia, che dimostrerà le caratteristiche lesioni tendinee (rotture, cisti, calcificazioni).

Trattamenti indicati

Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Ozonoterapia, Onde d’urto, Terapia infiltrativa; raramente si ricorre all’intervento chirurgico.

DISTORSIONE DI CAVIGLIA

Lesione della capsula e dei legamenti di un’articolazione, provocata da un trauma indiretto…

Cos’è

Lesione della capsula e dei legamenti di un’articolazione, provocata da un trauma indiretto, cioè che non agisce direttamente sulle strutture lese, ma impone all’articolazione un movimento esagerato e anomalo. Frequentissima nell’età adulta, si manifesta con dolore e gonfiore dell’articolazione. Nei casi gravi, in cui i legamenti siano stati strappati dal punto d’inserzione, l’articolazione presenta movimenti e atteggiamenti anormali. Le distorsioni lievi guariscono, di solito, senza complicazioni. Le forme gravi, specie se non trattate in modo tempestivo e adeguato, possono predisporre a futuri cedimenti, a ulteriori distorsioni o alla comparsa di artrosi.

Trattamenti indicati

Rieducazione funzionale, Ginnastica Medica, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Osteopatia, Rieducazione Propriocettiva.

TENDINITE ACHILLEA

La tendinite (o tendinopatia) achillea è l’infiammazione del tendine di Achille…

Cos’è

La tendinite (o tendinopatia) achillea è l’infiammazione del tendine di Achille, il tendine che collega il tallone ai muscoli del polpaccio (gastrocnemio e soleo), responsabili della spinta del piede (o sulle dita) che ci permette di camminare. La causa di un tendine infiammato può, quindi, essere il sovrautilizzo o l’artrite, anche se, a volte, l’infiammazione può derivare da un trauma o da un’infezione. La tendinite derivata da sovraccarico funzionale è comune nei più giovani e tra gli sportivi (mezzofondo, basket, ecc.): saltare stressa notevolmente il tendine di Achille. La tendinite da artrite è più comune nelle persone di mezza età e negli anziani. I sintomi della tendinopatia achillea includono un dolore nel tallone durante la corsa o la camminata. Il tendine, solitamente, risulta essere dolente al tatto e l’area tendinea può essere gonfia e calda.

Trattamenti indicati

Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Ozonoterapia, Onde d’urto, Rieducazione Propriocettiva, Terapia infiltrativa.

TALLONITE

Con talalgia plantare o tallonite o, in termine clinico, tallodinia si definisce una patologia infiammatoria e dolorosa al tallone.

Cos’è

Con talalgia plantare o tallonite o, in termine clinico, tallodinia si definisce una patologia infiammatoria e dolorosa al tallone. Le cause sono diverse: infiammazioni tendinee, fasciti, borsiti, fratture da stress, sperone calcaneare, artrosi astragalo-calcaneare, tumori, ecc. Non è infrequente anche che il dolore sopraggiunga a causa di alterazioni posturali che in qualche modo alterano l’assetto podalico e del carico su questa zona. Ciò può accadere per diversi motivi quali sovrappeso od obesità, calzature non idonee, attività sportiva. Gli sport più a rischio sono la corsa, il calcio, la pallavolo, il basket, la marcia e tutte quelle discipline che comportano notevoli sforzi alla regione calcaneare. Da non sottovalutare anche le scarpe utilizzate per queste attività sportive che devono essere dotate di una talloniera in grado di attenuare le vibrazioni e le sollecitazioni da impatto. Le donne che passano da calzature con il tacco alto a scarpe basse possono soffrire di tallonite perché la pressione esercitata sulle strutture ossee e legamentose del tallone aumenta in relazione alla diminuzione di altezza del tacco.

Trattamenti indicati

Tecarterapia, Ultrasuoni, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Onde d’urto, Rieducazione Propriocettiva, Terapia infiltrativa.

SPERONE CALCANEARE

Lo sperone calcaneare, definito anche spina calcaneare, è una sporgenza ossea del tallone che può essere di origine congenita o formarsi successivamente.

Cos’è

Lo sperone calcaneare, definito anche spina calcaneare, è una sporgenza ossea del tallone che può essere di origine congenita o formarsi successivamente. Lo sperone calcaneare si genera perché, per diverse ragioni, l’appoggio del piede durante la deambulazione, è alterata e ciò causa un’infiammazione attraverso una trazione continua della fascia plantare al punto di inserzione sul calcagno. Tra le cause principali va quindi considerata un’attività fisica ripetuta che aumenta le sollecitazioni ed eventuali microtraumi – magari svolta calzando scarpe inadeguate (strette o con bordi rigidi) o muovendosi su terreni non idonei – che aumenta la pressione e l’irritazione sul calcagno e provoca contusioni della superficie plantare del piede. Senza dimenticare, il soprappeso o erronee e alterate posture. Ma, naturalmente, la patologia può essere provocata anche da affezioni sistemiche e metaboliche tra le quali è opportuno ricordare: l’artrite reumatoide, la gotta, le collagenopatie, le patologie reumatiche, ecc.

La diagnosi è clinica e strumentale – radiografia, ecografia, risonanza magnetica, esame baropodometrico – in grado di evidenziare la presenza di speroni o deformazioni ossee.

Trattamenti indicati

Tecarterapia, Ultrasuoni, Ionoforesi, Crioterapia, Laserterapia, Mesoterapia, Onde d’urto, Rieducazione Propriocettiva, Terapia infiltrativa, Plantari; raramente è necessario l’intervento chirurgico.

FASCITE PLANTARE

Con il termine fascite plantare si fa riferimento ad un processo infiammatorio del cosiddetto “legamento arcuato” altrimenti denominato “aponeurosi plantare”, che è una fascia fibrosa che decorre in avanti dalla zona mediale del calcagno sino a fondersi con i legamenti che s’inseriscono sulle dita….

Cos’è

Con il termine fascite plantare si fa riferimento ad un processo infiammatorio del cosiddetto “legamento arcuato” altrimenti denominato “aponeurosi plantare”, che è una fascia fibrosa che decorre in avanti dalla zona mediale del calcagno sino a fondersi con i legamenti che s’inseriscono sulle dita. Di solito avviene a livello dell’inserzione calcaneare (meno vascolarizzata), può o meno essere associata alla spina calcaneare.
La fascite plantare avviene per modificazioni degenerative dovute a microtraumi ripetuti a livello dell’inserzione della fascia plantare che causano una periostite da trazione e microlacerazioni, dovuta quindi ad una eccessiva sollecitazione ed ecco che quindi può essere definita malattia propedeutica dello sportivo (atletica), a differenza dello sperone calcaneare che è una patologia a carattere prettamente degenerativo.

Trattamenti indicati

Ultrasuoni, Laserterapia, Tecarterapia, Mesoterapia, Onde d’urto, Rieducazione Propriocettiva, Terapia infiltrativa.

ALLUCE VALGO

E’ caratterizzato da una deformità del primo dito (l’alluce, appunto) che comporta una deviazione laterale della falange, con lussazione dei sesamoidi..

Cos’è

L’alluce valgo è una delle patologie più diffuse a carico del piede. E’ caratterizzato da una deformità del primo dito (l’alluce, appunto) che comporta una deviazione laterale della falange, con lussazione dei sesamoidi, due piccole ossa entro le quali si trova l’articolazione dell’alluce. In genere, questa deformità è accompagnata da una tumefazione dolente della parte interna del piede, la cosiddetta “cipolla”, che altro non è che una forma di borsite, cioè di infiammazione da sfregamento con la calzatura. La deformità dell’alluce valgo si associa spesso al piede piatto, in quanto la ridotta curvatura della pianta porta a sovraccaricare in modo esagerato la parte anteriore del piede, e può causare, oltre a lesioni cutanee (callosità, ulcerazioni), anche deformazioni al secondo e terzo dito, definiti “a martello” e ulteriori conseguenze come lesioni osteoarticolari all’avampiede e persino ripercussioni gravi sulle ginocchia, sulle anche e sulla colonna vertebrale. Chi maggiormente soffre di alluce valgo è la donna (dieci volte più dell’uomo), in genere in età adulta o senile. La causa dell’alluce valgo può essere primaria o congenita – con la tendenza a svilupparsi nell’età dell’accrescimento – o secondaria o acquisita, come nelle forme rachitiche, infiammatorie, infettive, traumatiche, ecc. In quest’ultimo caso, una responsabilità notevole può essere attribuita a modelli di calzatura inadeguati alla fisiologia del piede, ad esempio scarpe con tacco alto o strette in punta.

Trattamenti indicati

Intervento chirurgico correttivo, Plantari e Tutori ortopedici, Bendaggio funzionale, Laserterapia, Mesoterapia, Terapia infiltrativa.

METATARSALGIA DI MORTON

Il neuroma di Morton è una patologia degenerativa di uno o più nervi plantari.

Cos’è

Il neuroma di Morton (anche neurinoma di Morton, nevralgia di Morton, sindrome di Morton, metatarsalgia di Morton o di Civinini-Morton, neuropatia di Civinini-Durlacher, neuroma intermetatarsale) è una patologia degenerativa di uno o più nervi plantari. È generalmente localizzato nello spazio fra il terzo e il quarto metatarso, ma anche nello spazio tra il secondo e il terzo, tra il quarto e quinto e, molto raramente tra il primo e il secondo. Le cause sono numerose, tra le più frequenti ricordiamo: uso di calzature non adeguate (per esempio, nelle donne, l’indossare per molto tempo scarpe con tacchi a spillo o le punte eccessivamente strette), scompensi di tipo posturale, disturbi a livello neurologico, alluce rigido o valgo, carico eccessivo sull’avampiede, alterazioni morfologiche del piede (piede cavo e piede piatto), lassità dei legamenti, artrite reumatoide, microtraumi al piede, allenamenti su superfici non idonee (soprattutto negli atleti praticanti il fondo). Caratteristico di questa patologia è il dolore spontaneo, a carattere nevralgico, che può irradiarsi talora anche fino alla caviglia. Il dolore si risveglia molto spesso durante la camminata, portando calzature molto strette; si attenua togliendo la calzatura e massaggiando la zona dolente. Clinicamente il dolore viene esacerbato alla palpazione mirata nel terzo spazio intermetatarsale. L’esame radiografico non è significativo, così come non risultano essere significativi l’Ecografia e la Risonanza Magnetica Nucleare.

Trattamenti indicati

Terapia farmacologica, Ultrasuoni, Laserterapia, Ozonoterapia, Terapia infiltrativa; Plantari di scarico; Intervento chirurgico (neurectomia, sclero-alcolizzazione).

MALFORMAZIONI DEL PIEDE

Piede piatto, piede cavo, piede valgo, piede equino, piede torto…

Cos’è

Piede piatto. Anomalia del piede che consiste nell’appiattimento della concavità, normalmente presente, della porzione intermedia della pianta del piede. Di solito si associa a una deviazione del tallone verso l’esterno. Le cause possono essere diverse: anomalie delle ossa del piede presenti sin dalla nascita; insufficienza dei muscoli che permettono i movimenti del piede, la quale può essere dovuta, tra l’altro, a eccessiva sollecitazione nei casi di particolari professioni (piede piatto professionale); anomalie dei legamenti del piede durante l’accrescimento corporeo (piede piatto dell’adolescenza); fratture mal consolidate; infezioni; paralisi o neoplasie localizzate ai piedi. L’anomalia, specie se si verifica in età giovanile, deve essere curata tempestivamente, perché conduce precocemente a fenomeni artrosici del piede (progressiva alterazione e degenerazione delle ossa del piede).

Piede cavo. Malformazione congenita o acquisita della volta della pianta del piede, dovuta a un alterato equilibrio funzionale dei muscoli del piede e della gamba. Si presenta con una piegatura dell’avampiede verso l’avanti e con l’incurvamento della volta perché le ossa del metatarso si trovano in posizione verticale rispetto al calcagno. Quando è congenito, generalmente si manifesta verso gli otto anni e può essere corretto con un plantare. Può però essere conseguenza di una malattia neurologica come la poliomielite, la distrofia muscolare o una spina bifida.

Piede valgo. Anomalia di atteggiamento del piede per cui il tallone è deviato verso l’esterno; apparentemente ha l’aspetto di un piede piatto, per la marcata valgizzazione del calcagno, mentre all’esame podoscopico mostra una impronta tipica del piede cavo. Sulla base dell’impronta rilevabile al podoscopio se ne possono definire tre gradi, dal I al III grado, considerando il terzo grado la forma più grave.
Piede varo (o supinato). Anomalia di atteggiamento del piede per cui questo è ruotato verso l’interno, così che il soggetto, camminando, è costretto ad appoggiare il piede sul margine esterno della pianta.

Piede equino. Anomalia congenita o acquisita, caratterizzata dalla flessione del piede verso il basso, cioè tendente a disporsi sullo stesso asse della gamba a causa della contrattura involontaria della muscolatura. Questa malformazione fa sì che, camminando, il soggetto possa appoggiare sul terreno solo la punta del piede. La prolungata permanenza a letto di un ammalato è una delle cause più frequenti di piede equino.

Piede torto. Alterazione congenita del piede, che risulta cavo, varo, addotto in vario grado e costantemente equino per la retrazione del tendine di Achille.

Trattamenti indicati

Applicazione di calzature e/o plantari ortopedici; Manipolazione, Mobilizzazione, Ginnastica del piede; nei casi più resistenti si ricorre ai Gessi, Tutori o interventi chirurgici.

EDEMI

Condizione in cui è presente una quantità di liquido superiore alla norma negli spazi interstiziali dei tessuti e che comporta un anomalo rigonfiamento degli organi o delle regioni interessate…

Cos’è

Condizione in cui è presente una quantità di liquido superiore alla norma negli spazi interstiziali dei tessuti e che comporta un anomalo rigonfiamento degli organi o delle regioni interessate, cui seguono alterazioni delle caratteristiche dei tessuti colpiti e della composizione del sangue, che viene privato di parte della componente liquida. L’edema può essere dovuto sia ad aumento della pressione all’interno dei capillari (stasi di origine cardiaca, compressione del distretto venoso a valle), sia a un’ostacolata circolazione linfatica, sia ad aumentata permeabilità capillare (edema in corso di infiammazione o di reazioni allergiche), sia a una diminuzione della pressione oncotica del plasma (in corso di ipoalbuminemia).

Il linfedema si definisce come una sindrome da ostacolato deflusso linfatico in un arto: può essere primitivo, ereditario o familiare, o provocato da ostruzione (da tumore, fibrosi postradioterapica, ecc.) o infiammazione. Si manifesta soprattutto in donne di giovane età; nei casi più gravi si ha edema diffuso agli arti inferiori, cute ispessita e fibrosa, ma mancano varici, mentre pigmentazione e ulcere sono presenti nella malattia postflebitica.

Trattamenti indicati

Linfodrenaggio, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni, Laserterapia, Trattamento chirurgico: nei casi più gravi si può effettuare un’anastomosi linfo-venosa per ristabilire il flusso linfatico; un altro intervento chirurgico è la lipofascectomia, volta a creare fenestrazioni nelle aponeurosi muscolari, al fine di stabilire una comunicazione tra il piano sottocutaneo e le vie linfatiche profonde.

EMATOMA

Raccolta di sangue a livello sottocutaneo, muscolare, articolare…

Cos’è

Raccolta di sangue a livello sottocutaneo, muscolare, articolare (emartro), con eventuale formazione di un coagulo e di tessuto fibroso o calcifico. Di solito gli ematomi sono conseguenti a un trauma, ma in alcune malattie del sangue, con alterazione dei fattori della coagulazione (per esempio l’emofilia), ci possono essere degli ematomi spontanei.

Trattamenti indicati:

Linfodrenaggio, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni. Nei casi più gravi può esserci l’indicazione allo svuotamento chirurgico.

INSUFFICIENZA VENOSA

E’ definita insufficienza venosa cronica (o malattia postflebitica) è l’insieme dei disturbi circolatori conseguenti a una trombosi profonda.

Cos’è

E’ definita insufficienza venosa cronica (o malattia postflebitica) è l’insieme dei disturbi circolatori conseguenti a una trombosi profonda. Si formano edemi e il paziente prova dolore quando sta in piedi e cammina; si ha inoltre comparsa di varici, eczemi, dermatiti infettive e ulcere cutanee. Importante la profilassi, attuata mediante la riduzione della stazione eretta e della deambulazione, l’uso di calze e bendaggi elastici, l’inclinazione del piano del letto durante il riposo (con i piedi a livello più alto). Si può arrivare alla stasi venosa, cioè al rallentamento o arresto della circolazione sanguigna o linfatica in un tessuto, organo o distretto, con ristagno di sangue o di linfa per ostacolato deflusso. Comporta un sovrariempimento dei capillari e delle vene e viene quasi sempre determinata da insufficienza cardiaca acuta o cronica.

Trattamenti indicati

Farmacologico, Calze elastiche, Bendaggio funzionale, Tecarterapia.

FRATTURE OSSEE

Le fratture possono interessare qualsiasi segmento osseo dell’arto inferiore…

Cos’è

Le fratture possono interessare qualsiasi segmento osseo dell’arto inferiore: bacino, femore, ginocchio, rotula, tibia, perone, caviglia, piede.

Trattamenti indicati

Eventuale intervento chirurgico, di riduzione o di osteosintesi con placche e viti; Gesso; Tutori; Trattamento riabilitativo: Rieducazione funzionale, Ginnastica Medica, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Elettrostimolazione, Magnetoterapia, Onde d’urto (pseudoartrosi).

STIRAMENTI E LESIONI MUSCOLARI

Allungamento improvviso ed eccessivo di un muscolo, con lesione di un piccolo numero di fibre muscolari (stiramento) oppure rottura parziale o completa del muscolo (strappo)…

Cos’è

Allungamento improvviso ed eccessivo di un muscolo, con lesione di un piccolo numero di fibre muscolari (stiramento) oppure rottura parziale o completa del muscolo (strappo). E’ dovuto a un trauma provocato da uno sforzo eccessivo o da un movimento brusco. Nel caso dei muscoli dell’arto inferiore è tipico dei calciatori (quadricipite femorale) o dei velocisti (tricipite surale) oltre che in tutti gli altri sport che sfruttano maggiormente la velocità e la forza muscolare. Dà luogo a intenso dolore localizzato, ematoma, impotenza funzionale. Per la sua tendenza a recidivare può costringere lo sportivo ad abbandonare lo sport attivo, per cui è importante e talora indispensabile un trattamento adeguato.

Trattamenti indicati

Massoterapia, Linfodrenaggio, Bendaggio funzionale, Tecarterapia, Ultrasuoni, TENS, Elettrostimolazione, Laserterapia, Mesoterapia, Ozonoterapia.